Fioretto!

Ok ok ok. Con calma… facciamo così, se ottengo ***censura*** in cambio farò questo:

- laverò i piatti dopo mangiato per almeno un mese (e dio solo sa quanto mi costa)

- regalo la mia maglietta a quadri a mia sorella (come da lei richiesto più volte)

- chiamerò il mio primo animale da compagnia Baal

È ora di esplorare davvero la Francia

Ricapitolando: sabato scorso ho compiuto 27 anni, ormai sono in Francia dal novembre 2009 e sono amareggiata nel constatare che di Francia ne ho scoperta davvero poca, a dispetto del titolo del blog. Certo, ho imparato tante cose sulla Francia e sui francesi, ma ho viaggiato veramente poco e vorrei che i miei orizzonti si espandessero oltre Versailles. Tra l’altro la rete ferroviaria francese è estesissima e si può raggiungere quasi tutta la Francia centro-settentrionale in meno di 2 ore. Perciò oggi ho stilato un elenco di città che vorrei visitare nei prossimi week-end (in compagnia della mia nuova reflex digitale, meritatissimo e sudatissimo regalo di compleanno).

Ecco la mia lista:

- Rouen, tempo di percorrenza: 1h-1.30h, costo: 10-20€

- Lille, tempo di percorrenza: 1h, costo: 20-40€

- Reims, tempo di percorrenza: 45min, costo: 12-25€

Ecco tre esempi per cominciare… Spero di poter scrivere presto post corredati da simpatiche foto su tutte queste città! :))

Ecco a voi il mio cucciolo di Canon ^^

È possibile cambiare l’Italia? Quando la buona volontà non basta.

Il dibattito a proposito del restare (o tornare) in Italia e andarsene all’estero è sempre attuale e suscita una certa animosità tra le parti che sostengono l’una o l’altra parte. Ho appena letto un post al riguardo, seguito da 73 commenti… è evidente che si tratti di una questione che scalda gli animi perché ognuno di noi si sente inevitabilmente tirato in causa. Chi resta dice che all’estero non sono tutte rose e fiori, che l’Italia è piena di cose che non riusciamo ad apprezzare e, soprattutto, che andandosene non si possono certo migliorare le cose. Ecco, queste sono le tre principali motivazioni di chi sceglie di restare o di tornare.

Sarà che non sono una persona ottimista, che credo più ai fatti che alle belle intenzioni, e che percepisco tanta ignoranza che, per citare Gaber, “Di fronte a tanta deficienza / Non avrei certo la superstizione della Democrazia”.

Io non ho lasciato l’Italia per motivazioni politiche o sociali, ma per amore di conoscenza e curiosità verso il mondo. Ho lasciato l’Italia e ho scoperto un mondo migliore. Non sto dicendo che è tutto rose e fiori, non lo è da nessuna parte, ma uscendo dalla mia piccola realtà di provincia, mi sono resa conto di come stessi meglio a vivere altrove. E ogni volta che torno in Italia e mi trovo ad affrontare le difficoltà quotidiane legate ai trasporti, alla burocrazia e alla negligenza con cui vengono trattate cose e persone, mi sento incredibilmente triste e impotente di fronte a questo sistema Italia. Sembrano sciocchezze, ma la vita è proprio fatta dalle piccole cose quotidiane e io non sono più disposta ad accettare, giorno dopo giorno, tutte queste ingiustizie.

Sì, l’Italia è piena di belle cose che io so apprezzare, ma chi ha il potere di tutelarle -queste belle cose- non lo fa. Quindi chi apprezza le bellezze dell’Italia non può fare altro che assistere impotente al loro degrado (non parlo solo di bellezze naturali, paesaggi, opere d’arte e città, ma anche delle attività imprenditoriali, delle idee e dei giovani che non riescono ad emergere).

Infine, per rispondere all’ultima argomentazione di chi fondamentalmente critica chi se ne va all’estero, dico che le rose e i fiori sono un’utopia, ma un lavoro pagato decentemente, tutelato, un sistema di welfare che ti permette di condurre una vita tutto sommato tranquilla e serena (trasporti agevoli, sanità pressoché gratuita, università a prezzi abbordabili…) non solo non sono un’utopia, ma sono la mia realtà. Una realtà che in Italia non ho mai toccato con mano e che non vedo realizzarsi nemmeno tra i ragazzi della mia età che per una ragione o per l’altra sono rimasti.

No, non possiamo cambiare le cose in Italia “nel nostro piccolo”, come dicono in tanti. Nel nostro piccolo non possiamo fare altro che subire tutte queste ingiustizie. L’unico modo per cambiare le cose nel rispetto delle attuali istituzioni è costituire un partito che rappresenti i nostri valori (quali sono poi? Da decidersi…) e votarlo.

Pensate davvero che questo sia possibile?

New year, new job

Evvai, sono riuscita a fare passare più di 2 mesi dal mio ultimo post in cui mi riproponevo un sacco di belle cose (tra cui curare meglio questo blog), e sono riuscita a disattendere tutti i miei propositi! Sono proprio un caso disperato! :D Fortunatamente ogni tanto c’è qualche personcina che mi lascia qualche bel commento e così mi galvanizzo e mi decido a scrivere questo post.

A mia discolpa devo dire che in questi due mesi sono successe anche un sacco di cose… che vi narrerò benché nessuno me l’abbia chiesto! :P

Allora, la notizia principale è che ho lasciato il mio impiego per un nuovo lavoro! Il 31 dicembre è stato il mio ultimo giorno di lavoro a Parigi, dopodiché mi sono goduta le mie due meritatissime settimane di libertà, prima di cominciare il nuovo lavoro.

Alla faccia di tutti quelli che su Italiansinfuga criticano la Francia e dicono che non si trova lavoro :P Oh, non so perché, ma tutti quelli che postano commenti là ce l’hanno a morte con la Francia! O_o

Vabbé, dicevamo… Ho iniziato la settimana scorsa e ora sono in fase di training. Sono molto felice di questo cambiamento per diverse ragioni. Tanto per citarne una, lavorerò su 4 giorni, il che mi permetterà di avere un week-end lungo ogni settimana –> più viaggetti, più tempo per i miei blog, più tempo per le lingue, più tempo per me stessa!!! :D

Altra ragione è sicuramente il fatto che in quest’azienda si parla inglese, e la cosa mi riempie di gioia. Mi dispiace ragazzi, ma sono così contenta di avere qualcuno con cui parlare senza problemi alla macchinetta del caffé che il dispiacere di non sentire parlare francese passa in secondo piano. Oltretutto, nella mia precedente azienda non riuscivo comunque quasi mai a parlare francese e, per giunta, stavo cominciando a peggiorare il mio inglese!!!

Ci sono tantissimi altri motivi che mi rendono felice di lavorare qui (ammesso che passi il periodo di prova :P), ma non vi annoierò con i dettagli… dico solo che se siete nel mio settore, QUESTA è l’azienda per cui volete lavorare :P

(A presto il post in cui mi rammarico di tutto questo entusiasmo inutile e della fiducia mal risposta nella mia azienda :P)

Lati negativi fino ad ora solo uno: ho pagato 360 eurini per il corso annuale di francese e in pratica non potrò più andarci per il resto dell’anno visto che i miei turni non me lo consentiranno… Ma è un piccolo prezzo per avere in cambio un buono stipendio [praticamente quanto prendevo in Irlanda (e i colleghi blogger irlandesi sanno come sono gli stipendi medi in Irlanda)] e dei colleghi di tutto il mondo con cui posso effettivamente comunicare senza sembrare una specie di Tarzan francese.

Ok, ora la smetto con le mille parentesi e gli smiley e tutto questo infantile entusiasmo!

Solo che una volta tanto sono proprio contenta! ^^

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.